Toponomastica in Alto Adige – Questioni di politica

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È una questione attuale: discussa, ridiscussa, usata ed abusata. Parlo del discorso (o dello scontro, se vogliamo) sulla toponomastica qui in provincia di Bolzano. Come si può vedere dal titolo, non mi faccio troppi problemi di par condicio quando ne parlo. Come mi esce, mi esce: che sia “Alto Adige” o “Südtirol”, a me non importa.

Pareri della stampa

Oggi un amico Genovese, che da qualche anno vive a Milano, mi ha inviato un messaggio, chiedendomi cosa pensassi di un articolo apparso su Corriere.it, riguardante la contesa tra i cosiddetti (e qui aggiungerei gruppi politici) italiani e tedeschi in Provincia. L’articolo tratta, in maniera a mio parere piuttosto neutra, la questione della presentazione e potenziale approvazione della nuova legge sulla toponomastica, riportando pareri favorevoli e contrari al ritorno ai toponimi tedeschi che caratterizzavano i nomi prima dell’arrivo di Tolomei (fatevi un giro dal nostro amico Jimmy Wales se non sapete chi è questo personaggio).

Non mi è stato troppo facile esprimere la mia opinione sull’argomento, così nel frattempo mi sono fatto un’idea della discussione attiva online al momento, di cui DEVO riportare un articolo pubblicato su Agenparl.it, che vi consiglio di leggere, stampare ed appendere sulla parete come memento di quello che NON dovrebbe essere il giornalismo.

Tedeschi contro italiani, sarà vero?

A mio parere si dà più importanza alla discussione politica sul tenere o cambiare i toponimi, che all’effettivo bisogno/desiderio della popolazione di vederli modificati o mantenuti. Tanto più che cambiare di nuovo i nomi contribuirebbe solo a generare costi del tutto inutili. Personalmente chiamare Bolzano col suo nome italiano, Bozen, Bulsan o Bauzanum (nome reto-romano apparentemente attestato fin dal XXV sec. a.C.)  non mi cambierebbe molto.

Posso (sforzandomi) capire il bisogno di unificare i nomi una volta per tutti, perché un camminatore che si trova a seguire un cartello che indica il rifugio Firenze e poi se ne ritrova un altro con scritto Regensburgerhütte possa essere più che confuso… tuttavia mantenere entrambi i nomi (ed aggiungere il ladino, semmai) sembrerebbe la scelta più saggia (ed è quella già intrapresa per la gran parte della segnaletica, mi pare). Ma ovviamente anche qui le discussioni su quale delle lingua debba essere la prima della lista si sprecano.

Confini geografici e confini mentali

Non è poi bello che i luoghi abbiano nomi diversi a seconda di chi li pronuncia? Non ha importanza anche questo? Prendiamo il Rosengarten/Ciadenac/Catinaccio: il nome tedesco si riferisce alla (stupenda) leggenda di Re Laurino, il nome italiano “Catinaccio” deriva dal ladino “Ciadenac” (catino), con riferimento alla forma dell’imbuto centrale (ma c’è chi sostiene che significhi catenaccio, nel senso di catena montuosa; è anche qui interessante notare gli articoli in tedesco e italiano su Wikipedia, che, pur utilizzando una fonte uguale, ne danno due etimologie differenti).

Chiamare una montagna con due nomi, rispettivamente da una parte e dall’altra della sua cresta, non implica che la montagna debba tracciare un confine tra due (o più) popoli. Come ho imparato da poco da gente di montagna, le montagne uniscono le genti, non le dividono. 

E così dovrebbe essere per tutti gli oggetti che ci circondano. Dovremmo utilizzare questa peculiarità della nostra terra (mia, tua, sua, di tutti, a prescindere dalla lingua), ovvero il fatto di identificare gli stessi oggetti con nomi e storie diverse, come vanto del nostro multiculturalismo, del nostro plurilinguismo, della nostra apertura nei confronti dell’altro (se di “altro” si può parlare) e non come mero pretesto per una discussione che, per quel che mi riguarda, ha il solo scopo di mettere l’uno contro l’altro, attraverso strategie politiche, gruppi che, a mio parere, non presentano confini netti (vogliamo parlare della dichiarazione di appartenenza linguistica? Per favore…) e che dovrebbero imparare a convivere e ad apprezzare le proprie singolarità, piuttosto che portare avanti futili lotte.

Nota 26/09/2012: riporto, per curiosità, un articolo sulla toponomastica nelle Provincie di Torino e di Imperia, pubblicato di recente sul sito www.provincia.torino.gov.it, che chiarisce l’approccio qui adottato nei confronti delle minoranze occitana, franco-provenzale e francese.

2 Commenti

  1. Riporto quanto già avevo fatto sapere a Philipp sul mio punto di vista: “Ora, mi rendo conto che non sono affari miei e che per mie limitazioni non ne so molto, però fondamentalmente mi sembra corretto ripristinare i nomi originari. A maggior ragione nelle comunità che ancora oggi sono prevalentemente germanofone. L’importante è che si riesca a vivere tutti insieme in armonia; per una comunità intelligente i toponimi dovrebbero essere irrilevanti da questo punto di vista (e da quel poco che ho visto a Bolzano c’è molta più intelligenza che in tanti altri posti). Ma, ripeto, il mio è un personale punto di vista che non conta nulla, visto che né abito in Alto Adige, né lo conosco troppo approfonditamente.”