Lo Skye Trail è un magnifico sentiero non ufficiale che si sviluppa per circa 130 km attraverso luoghi remoti e selvaggi nell’entroterra dell’isola di Skye, nel Nord Ovest delle Highland scozzesi. L’isola, una delle principali mete turistiche delle Ebridi durante la stagione estiva, si svuota quasi completamente nelle altre stagioni, diventando una meta ideale per tutti quelli che vogliono passare qualche giorno in completa solitudine.

In Aprile del 2019, ho deciso di passare una decina di giorni sull’Isola completando in solitaria lo Skye Trail, ed uscendo un po’ dalla mia comfort zone, visto che sull’isola la ricezione telefonica, soprattutto nella parte centrale è molto limitata, e visto anche che i sentieri per la gran parte del percorso non sono segnalati. Inoltre l’isola di Skye è famosa per il suo tempo variabile, con forti venti, nebbia e precipitazioni improvvise. Il sentiero è considerato medio-difficile soprattutto per questo. È infatti molto facile perdersi, soprattutto nelle tappe a Nord, in cui il sentiero non segnalato percorre un altipiano di quasi venti chilometri sul bordo di un precipizio. Spettacolare con buone condizioni meteo, ma rischioso con condizioni di scarsa visibilità, situazione che si verifica frequentemente.

Alla fine del post trovate la sezione “Risorse” con link a mappe, guide e ulteriori siti informativi su Skye e lo Skye Trail.

Tappa 1: da Broadford a Torrin (21 km)

Philipp all'inizio dello Skye Trail, nelle vicinanze della cittadina di Broadford
All’inizio dello Skye Trail, vicino a Broadford

Decido di percorrere lo Skye Trail da Sud verso Nord, nella direzione opposta a quella tradizionale, per due motivi: mantenermi il sole alle spalle e quindi godermi di più i panorami, e finire il cammino a Nord sul capo di Rubha Hunish, dove l’isola finisce e lo sguardo spazia a 270 gradi sull’Atlantico.

Il percorso parte dalla cittadina di Broadford, raggiungibile in autobus tutti i giorni, tranne la domenica durante la bassa stagione, da Novembre ad Aprile. Qui si trovano diversi ostelli, alberghi e un grande supermercato. Dovrebbe anche essere possibile procurarsi del materiale da campeggio di base (in particolare bombole del gas). Da qui il sentiero si avvia verso sud per poco meno di una decina di chilometri, attraversando alcune cave di marmo abbandonate, raggiungendo il mare nel Loch Eishort (loch è un termine che indica sia spazi d’acqua chiusi, come i nostri laghi, che insenature marittime molto strette, simili ai fiordi norvegesi) e l’insediamento abbandonato di Boreraig, distrutto durante le Highland Clearances a metà XIX secolo per far spazio ai pascoli e agli allevamenti di ovini. Quel che rimane dei muri a secco degli edifici direttamente sparsi lungo la costa, ora abitati solo da pecore sonnolente, da ancora un’idea di quanto questo villaggio fosse sviluppato prima dell’abbandono forzato.

Le rovine di Boreraig, sgomberato dal clan McDonald durante le Highland Clearnaces, nel XVIII secolo, e l'isolotto di Ellean Gaineamhach Boreraig
Le rovine dell’insediamento di Boreraig, sgomberato durante le Highland Clearnaces

Mi godo la vista sugli isolotti di Ellean Gaineamhach Boreraig, il primo vero scorcio dei paesaggi selvaggi di Skye, e poi proseguo lungo la costa fino alla piccola baia di Camas Malag, completamente vuota, dove però non è consentito campeggiare. Da qui il sentiero fa una deviazione verso Est allontanandosi dalla costa per poi ridiscendere verso il villaggio di Torrin. Qui è possibile pernottare in un piccolo ostello, che offre anche uno spazio esterno per campeggiare, ma decido di proseguire ancora un paio di chilometri fino all’interno del Loch Slapin, dove pianto la tenda direttamente sul mare, appena più in alto del livello della maree. Ho una strada asfaltata a pochi metri da me, ma fortunatamente è dietro una piccola altura e non passa nessuno per tutta la serata.

Nel mezzo della notte mi sveglio con la tenda illuminata a giorno e un forte odore di fumo. Guardo fuori aspettandomi di trovare qualche altro campeggiatore solitario e mi ritrovo con le colline tutto intorno al Loch completamente in fiamme. Mi accorgo anche che a poca distanza si è fermato un camion dei pompieri, a cui chiedo se devo preoccuparmi. Scopro così che tra Ottobre ed Aprile in Scozia esiste la pratica di bruciare in modo controllato ampie zone di erica (chiamate Muirburn), per favorire la crescita di piante giovani e diversificare la copertura vegetale. Nulla di cui preoccuparsi, ma una vista davvero spettacolare, soprattutto nel mezzo della notte.

Incendi controllati di edera (Muirburn), di notte, nei pressi di Torrin
Incendi controllati durante la notte, vicino a Torrin

Tappa 2: da Torrin a Camasunary lungo il sentiero costiero (22 km)

Il percorso prosegue parallelo alla strada costiera del Loch Slapin salendo su un piccolo promontorio e scendendo verso un piccolo gruppo di case, tra cui Kilmarie House, un tempo abitata dal leader dei Jethro Tull, Ian Anderson. In alternativa, è anche possibile tagliare per l’entroterra salendo fino alla cima del Bla Bheinn, una delle montagne più alte e spettacolari del gruppo dei Black Cuillin. E’ un sentiero decisamente difficile, con un dislivello di quasi 900 metri, e spesso coperto di neve fuori stagione. Sconsigliato con cattivo tempo.

Da Kilmarie House si procede di nuovo verso la spiaggia, dove con una piccola deviazione si possono raggiungere le rovine di Dun Ringill, un vecchio forte a picco sul mare. Tornando sui propri passi si procede tenendo il mare sulla sinistra per prati e piccoli boschi fino a raggiungere il villaggio di Glasnakille, dove il sentiero abbandona la costa per attraversare il promontorio fino al paese di Elgol, dove si incrocia nuovamente la strada asfaltata. Qui è anche possible mangiare e fare provviste al piccolo ma simpatico negozietto di alimentari.

Cartello sul sentiero tra Elgol e Camasunary, "You are entering remote, sparsely-populated, potenially dangerous mountain country. Please ensure that you are adequately experienced and equipped to complete your journey wihtout assistance."
Cartello all’inizio del tratto di sentiero da Elgol a Camasunary

Proseguendo verso nord si raggiunge un piccolo cancello che segnala l’inizio del percorso per il Loch Coruisk. In pochi minuti ci si ritrova su uno stretto sentiero che sale e scende lungo le scogliere, spesso a picco sul mare, in uno dei paesaggi più aspri di Skye. Il forte vento rischia di far perdere l’equilibrio e le ondate che si infrangono sulle scogliere lanciano spruzzi alti decine di metri. Passata la caletta coperta d’erba (e, purtroppo, una bella quantità di rifiuti portati dalle maree) di Cladach a’ Ghlinne si raggiunge dopo qualche chilometro la splendida baia di Camasunary e la sua bothy, ovvero l’equivalente scozzese dei nostri bivacchi alpini. Qui passerò la notte insieme a un gruppetto di altri escursionisti, arrivati da altri sentieri a Nord.

La bothy di Camasunary, sullo sfondo la valle che porta a Sligachan
La bothi di Camasunary

Tappa 3: da Camasunary a Sligachan passando per il Loch Coruisk (ca. 16 km)

Da Camasunary il percorso principale sale verso nord lungo la valle del Loch na Crèitheach, tuttavia se le condizioni del tempo sono ideali (assenza di pioggia e poco vento), è possibile fare una lunga deviazione ad ovest seguendo la costa del Loch Scavaig fino a raggiungere la remota e leggendaria valle del Loch Coruisk, considerata uno dei luoghi più selvaggi delle Highlands e della Scozia intera. Luogo ideale degli spiriti romantici dell’Ottocento, il Loch Coruisk fu descritto da Walter Scott, dipinto da J.M.W. Turner e visitato da centinaia di scrittori, artisti ed esteti vittoriani alla ricerca di solitudine e di perfezione delle forme. Una delle descrizioni più recenti la si trova in Luoghi Selvaggi dello scrittore britannico Robert Macfarlane, lettura che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di outdoors.

L'accesso dal mare al Loch Coruisk e John e Mel sul Bad Step
L’accesso a Loch Coruisk e il Bad Step

Inizialmente pensavo di optare per il percorso principale: il meteo non prometteva benissimo, stava già piovigginando e la giornata era ventosa. Loch Coruisk é chiuso su tre lati dai monti Cuillin, e sull’altro lato l’accesso è lungo un sentiero costiero bloccato dal Bad Step, un lastrone di roccia a picco sul mare. In una giornata di bel tempo non è particolarmente difficile o pericoloso per chi non ha vertigini, tuttavia quando la roccia è bagnata può diventare particolarmente scivolosa e, non offrendo molti appigli per le mani, pericolosa. Decido però di segnalare la mia direzione sul libro delle visite della bothy, e di incamminarmi lungo la costa, quantomeno deciso ad arrivare fino al Bad Step e poi, se necessario tornare sui mie passi.

Dopo aver guadato un torrente, mi accorgo di essere seguito da una coppia, a qualche centinaio di metri di distanza. Mi fermo ad aspettarli e faccio conoscenza così di John e Mel, una coppia di Cambridge intenzionata a raggiungere il Loch Coruisk per passare qualche giorno lì in tenda. Nel frattempo il cielo si è aperto e, raggiunto il Bad Step, lo superiamo senza troppe difficoltà. Proseguiamo insieme scambiando qualche chiacchiera fino all’imboccatura del Loch Coruisk dove ci salutiamo. Loro proseguono verso l’interno del loch, mentre io mi fermo su una piccola spiaggetta a guardare i picchi che circondano la valle e a scattare qualche foto in questo paesaggio desolato e disturbato solo dal rumore del vento sulle rocce.

Veduta del Loch Coruisk di Sidney Richard Percy, con dei manzi in primo piano
Una veduta del Loch Coruisk, Sidney Richard Percy
Philipp sulla spiaggia del Loch Coruisk nel 2019
Il Loch Coruisk

Per uscire dal Loch Coruisk è necessario salire di qualche centinaio di metri in una valle sospesa fino al passo che scavalca questa parte dei monti Cuillin. Il sentiero ridiscende poi sull’altro lato nell’ampia valle del fiume Sligachan, fino al villaggio omonimo, dove è possibile dormire in un piccolo campeggio, oppure nell’ostello. C’è anche un piccolo birrificio artigianale ed un pub che offre una preziosa variazione al monotono menù giornaliero di zuppe pronte e legumi.

Tappa 4: da Sligachan a Rubha na h-Airde Glaise (23 km)

Dopo una fredda notte di pioggia passata in tenda, proseguo lungo il lato sinistro dello stretto Loch Sligachan fino al mare aperto. Raggiunto un piccolo parcheggio vicino ad una vecchia cabina telefonica rossa, il sentiero segue una strada asfaltata per qualche chilometro, tra piccoli cottage di villeggiatura estiva e qualche fattoria. All’altezza di Camas a’Mhòr bheòil, uno stretto lembo di terra collega Skye ad un grande scoglio, su cui vedo riposare un gruppetto di foche. Poco prima di raggiungere Portree, la cittadina più grande di Skye, il sentiero si addentra in un boschetto di betulle lungo il fiume Varragill, sulle cui rive ciottolose mi fermo a cucinare pranzo e a rinfrescarmi.

Riposo sulle rive del fiume Varragill, a Sud di Portree
Il fiume Varragill

Portree offre tutte le comodità che ci si aspetta dal capoluogo di Skye ma le vacanze pasquali si avvicinano e le strade iniziano già ad essere piuttosto trafficate. Compro qualche provvista e decido di proseguire lungo la costa sull’altipiano a nord est di Portree, una grande collina verde quasi a picco sul mare. In un paio d’ore raggiungo un punto in alto sull’altopiano, dove mi fermo a passare la notte. Da qui è possibile vedere alba e tramonto sul mare, a patto che la visibilità sia sufficiente. Oggi sono fortunato, preparo cena al riparo di alcune rocce in compagnia di qualche pecora, godendomi il vento freddo della sera non appena il sole scende oltre l’orizzonte.

VIsuale sul mare, con pecora, dall'altipiano a Nord di Portree
La vista dall’altopiano a Nord di Portree

Tappa 5: da Rubha na h-Airde Glaise a Bealach Hartaval (14 km)

La tappa successiva prosegue per 5-6 chilometri lungo l’altopiano sul bordo del precipizio che scende per quasi trecento metri fino al mare (vedi l’immagine di copertina di questo post). Anche qui, oltre alle pecore, non incontro nessuno. L’unica traccia di attività umana sono le navi e quello che immagino siano allevamenti di molluschi a qualche chilometro dalla costa. Dopo qualche ora si raggiunge Bearreraig Bay, una piccola spiaggia dove dovrebbe essere possibile campeggiare per la notte. Da qui il sentiero raggiunge la strada principale della penisola in uno dei luoghi più visitati di Skye, lo Storr, un gruppo di pinnacoli basaltici resi spettacolari dall’erosione. Il più famoso di questi, l’Old Man of Storr, è sicuramente uno dei motivi principali per visitare l’isola, ed è sempre molto frequentato, anche fuori stagione e con il cattivo tempo.

L'Old Man Of Storr si staglia nel cielo di SKye
Veduta classica dell’Old Man of Storr

Superato lo Storr inizia la parte più remota di tutto lo Skye Trail, la famosa Trotternish Ridge, una cresta di quasi trenta chilometri particolarmente impegnativa e conosciuta per le sue nebbie che in tutte le stagioni fanno perdere la strada ad escursionisti ed esperti camminatori. Dallo Storr fino al villaggio di Flodigarry, infatti, il sentiero non è marcato e benché con buone condizioni meteorologiche il percorso lungo la cresta sia piuttosto ovvio, quando la visibilità scende non c’è altro modo per trovare la strada che usare bussola e cartina, per evitare di avvicinarsi troppo ai pericolosi precipizi sul lato est della cresta. Quando il tempo è buono e specialmente nella stagione estiva, sulla cresta non si trovano sorgenti d’acqua, è quindi consigliato portare con se almeno due litri d’acqua, soprattutto se si pensa di bivaccare e cucinare lì.

Qualche chilometro dopo lo Storr mi fermo a passare la notte sul passo di Bealach Hartaval, piantando la tenda dietro a un basso muretto a secco. Passo comunque la notte svegliandomi spesso per il rumore della tenda battuta incessantemente dal vento.

La tenda all'alba, dietro a un muretto di sassi per proteggerla dal vento, al passo di Bealach Hartaval
Il passo di Bealach Hartaval

Tappa 6: da Bealach Hartaval a Flodigarry (26km)

La Trotternish Ridge serpeggia nell’entroterra del capo di Trotternish e il sentiero si snoda, collina dopo collina, tra precipizi e gole con viste spettacolari sui territori sottostanti. A volte sui dirupi si può scorgere qualche raro esemplare di aquila marina coda bianca, il rapace più grande della Gran Bretagna.

La Trotternish Ridge, trenta chilometri di cresta brulla e quasi priva di sorgenti d'acqua
La Trotternish Ridge si perde nella foschia

Il tratto finale della Trotternish Ridge passa per un un’altra interessante formazione rocciosa, l’altopiano dei Quiraing con le sue guglie e picchi aguzzi, che ricordano molto quelle dello Storr. Da qui il sentiero scende per un paio di chilometri fino al piccolo villaggio di Flodigarry, dove è possibile passare la notte nel piccolo e simpatico ostello, nel più lussuoso albergo, o campeggiando.

Il Quiraing, un'altra formazione simile all'Old Man of Storr, più a nord nel capo di Trotternish
Il Quiraing

Tappa 7: da Flodigarry a Rubha Hunish (12 km)

Oggi parto con calma, di mattina verso le 10. So che la tappa è corta e il cielo per ora è coperto. Guardando indietro sulla Trotternish Ridge vedo che la cima della cresta scompare nelle nuvole. So che ci sono un paio di gruppetti lassù, li ho incontrati ieri che salivano mentre io scendevo. Oggi la visibilità per loro deve essere davvero pessima, e c’è aria di pioggia in arrivo. Proseguo sul sentiero lungo le ultime scogliere del capo a nord di Skye, fermandomi qualche volta a guardare con il binocolo i gruppi di uccelli che nidificano sulle rocce. Grazie ad una piccola guida riesco ad identificare qualche gazza marina e alcuni marangoni dal ciuffo, molto simili a dei cormorani. In alcuni punti l’intera scogliera è ricoperta di volatili e l’odore del guano si sente a centinaia di metri di distanza.

Scogliere tra Flodigarry e Rubha Hunish
Le scogliere tra Flodigarry e Rubha Hunish

Il lontananza, improvvisamente, noto la piccola bothy di Rubha Hunish, segnata sulla cartina poco più a sud dell’ultimo capo dell’isola di Skye. La raggiungo godendomi le ultime spettacolari scogliere, da lì so che dovrebbe essere possibile scendere la scogliera per raggiungere l’ultimo, piccolo, lembo di terra dell’isola. Ci impiego un po’ a trovare il punto dove scendere, visto che non ci sono indicazioni e la visibilità al momento non è ideale, ma alla fine, al di là di una recinzione, devo il sentiero scendere dietro una roccia e giù per la scogliera. In basso incontro Charles, un birdwatcher con cui scambio qualche saluto e che mi accompagna ad una piccola scogliera non lontano dove mi indica diverse specie di volatili. Lui è qui da qualche giorno, dorme nel suo van parcheggiato a Duntulm e viene qui ogni mattina a vedere le colonie di fulmarus, risse e urie (questo almeno quello che mi sembra di capire, visto che i nomi in inglese sono completamente diversi). Rubha Hunish, infatti, a detta sua è il posto migliore a Skye per osservare le zone di riproduzione di questi uccelli.

Colonie di cormorani, gazze marine, marangoni dal ciuffo, fulmarus, risse e urie sono tipiche delle scogliere nei pressi di Rubha Hunish
Colonie di uccelli sulle scogliere di Rubha Hunish

Mangiamo una barra energetica in compagnia osservando le pareti ricoperte di volatili rumorosi, poi ci salutiamo e, nel vento gelido della costa, percorro euforico le ultime centinaia di metri fino all’ultimo scoglio di Skye. Davanti a me rimane solo il mare. Trenta chilometri più a nord, oltre l’orizzonte, dovrebbe esserci l‘isola di Lewis e Harris, ma a parte qualche piccolo scoglio, la vista spazia a 270 gradi sul mare, e la sensazione è quella di essere davvero arrivati alla fine del mondo.

Philipp sull'ultimo scoglio a nord di Skye
La fine del mondo, e del trekking, a Rubha Hunish

Risorse

Cartine

Guide

Risorse online

  • Mappa dello Skye Trail in formato Google Maps (senza la deviazione per Loch Coruisk)
  • Mountaineering Scotland: una non-profit con molte informazioni su trekking e mountaineering in Scozia
  • Walkhighlands: report dei principali trekking in Scozia (incluso lo Skye Trail)
  • TheHikingLife: report molto dettagliato dello Skye Trail, con interessanti approfondimenti e consigli pratici
  • The Skye Guide: sito indipendente con informazioni sull’isola di Skye
  • Skye Birds: guida ai volatili dell’isola di Skye, con descrizioni, fotografie e log degli avvistamenti
  • IsleofSkye.com: una raccolta di informazioni dettagliate sull’isola di Skye
  • VisitScotland: sito ufficiale dell’ente per il turismo scozzese
  • Scottish Natural Heritage – Scottish Outdoor Access Code: il sito ufficiale con tutte le informazione sui diritti e sulle responsabilità per chi pratica attività all’aria aperta in Scozia: hiking, campeggio libero, utilizzo di sentieri all’interno di proprietà private (Right of Way), ecc.