In Another Country di Hong Sang-soo

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Nel suo ultimo film In Another Country il regista sudcoreano Hong Sang-soo ci propone la storia di una studentessa di cinema (Junh Yoo-mi) e sua madre (Yoon Yeo-jeong) in visita nel villaggio di Mohang, sulla costa coreana. La ragazza, presa dalla noia, decide di scrivere la sceneggiatura per un film ambientato nel piccolo villaggio dove si trova, ritrovandosi infine con tre diverse versioni, molto simili tra loro, della trama.

In ciascuna di esse l’attrice francese Isabelle Huppert interpreta un’affascinante donna francese: nel primo caso una regista in visita da un collega coreano (Kwon Hae-Hyo) e sua moglie, incinta e gelosa; nella seconda sceneggiatura Anne è la moglie di un dirigente francese, che decide di incontrarsi in gran segreto nel piccolo villaggio con il suo amante, un regista coreano in ascesa (Moon Sung-keun); nell’ultima trama, invece, l’attrice interpreta una donna con tendenze depressive abbandonata dal marito per la sua giovane segretaria coreana e in visita al villaggio in compagnia di una lettrice della sua università (interpretata ancora da Yoon Teo-jeong).

Locandina italiana del film In Another Country di Hong Sang-soo

In ciascuna delle tre versioni ricorre il tema dell’infedeltà. Le trame procedono in modo parallelo con ripetizioni costanti di scene, inquadrature e dialoghi estremamente surreali (quantomeno nel doppiaggio italiano) tra Anne e gli altri personaggi, in particolare il tonico bagnino che la protagonista incontra in ognuno dei tre episodi mentre cammina sulla spiaggia alla ricerca di un introvabile faro di segnalazione. Saranno proprio lui ed il suo rapporto con Anne a diventare i veri protagonisti del film.

Le continue ripetizioni di motivi ricorrenti rendono il film un lavoro che può ricordare molto da vicino gli Esercizi di Stile di Queneau: in questo caso però non è il genere o lo stile del film a cambiare bensì la trama che, pur restando molto semplice, affronta in modi diversi tre storie molo simili tra loro, con continui richiami tra l’una e l’altra. Il film può essere interpretato come un lavoro meta-cinematografico: una riflessione teorica, originale nella sua semplicità, sul processo creativo insito nella creazione di ogni film.

Lo stile della narrazione di In Another Country è ironico e leggero, grazie soprattutto ai dialoghi con i locali (volutamente stereotipati), che sembrano voler essere portati dal regista verso gli estremi della comicità surreale grazie a continui fraintendimenti, intermezzi in coreano e traduzioni volutamente imprecise. Compaiono anche quelli che si potrebbero definire dei cliché degli incontri tipici del viaggiatore asiatico: il continuo gesticolare dei locali, gli inchini insistenti, la gentilezza forzata che sembra sempre al limite del fasullo, il sorriso un po’ ottuso di chi fa finta di aver capito ma in realtà brancola nel buio, il discutere apertamente (nella propria lingua) dello “straniero” in sua presenza.

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