Il Cammello Battriano – Stefano Malatesta

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copertina del volume di Stefano Malatesta

Qualche studioso affetto da una visione politicamente corretta della storia, ha cercato di separare le vie della cultura, quale sarebbe stata la Via della Seta, da quelle barbariche dei nomadi che portavano distruzione. Ma gli itinerari della vita e della morte sono stati gli stessi.

Vincitore dei premi Commisso e Albatros-città di Palestrina, il volume “Il Cammello Battriano” di Stefano Malatesta propone un viaggio lungo la Via della Seta attraverso i protagonisti storici – esploratori, archeologi, mercanti, pellegrini e avventurieri – che nel corso di più di due millenni si sono messi in cammino sulla grande ragnatela di itinerari che collegava gli estremi orientale ed occidentale del continente euroasiatico.

L’autore, inviato storico di Panorama e Repubblica, parte da un rotolo cinese dell’866 d.C. – stampato quindi ben sei secoli prima di Gutenberg – contenente il Sutra del Diamante, per indagare sulle vicende storiche che hanno legato per millenni paesi come la Cina e l’Impero Romano, separati da più di 10.000 chilometri di deserti e catene montuose impenetrabili. Attraverso un testo ricco di dati, nomi e notizie approfondite – frutto di una ricerca dettagliata su testi, romanzi, resoconti di battaglie, annuari, oltre ovviamente a un’approfondita ricerca in-loco – Malatesta presenta alcuni dei luoghi e delle storie che hanno dato origine a miti e leggende, come quelle di Shangri-La, trasportando il lettore sulle orme di monaci e pellegrini cinesi come Xuanzang o Faxian, in viaggio verso l’India alla ricerca delle origine dei testi sacri del buddhismo; ci si immergerà nella vicenda dei 145 “diavoli stranieri” – probabilmente legionari romani scampati alla battaglia di Carre – che nel 36 a.C. combatterono contro i cinesi affianco agli unni e che fondarono poi una città chiamata Li Quan, nell’attuale provincia cinese del Gansu (il nome Li Quan, o Li Jien, era il nome attribuito dai cinesi alla città di Alessandria d’Egitto e in seguito, per estensione, all’intero impero romano e a tutti i territori ad ovest della Cina).

Il volume è scritto con una prosa fluida e leggera e, nonostante la grande quantità di dati, grazie ai numerosi aneddoti e storie riesce ad essere molto interessante e godibile. Quello che più emerge dalla lettura del libro è quanto i due estremi del continente indoeuropeo fossero in realtà collegati fin dall’antichità attraverso una rete di percorsi e relazioni che, anche se non permettevano un contatto diretto tra Cina e impero Romano, consentivano tuttavia lo scambio di informazioni, idee, uomini e oggetti che hanno contribuito, in entrambe le direzioni, allo sviluppo storico-culturale di realtà lontane sia geograficamente che del punto di vista linguistico, sociale e politico.