Due settimane in Terra Brigasca

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Quando si parla di minoranze si è spesso tentati di immaginare un gruppo ristretto e tendenzialmente chiuso su se stesso nel tentativo di rimanere in vita e non lasciarsi travolgere da tutto quello che è altro, nuovo, diverso. Quello che abbiamo trovato durante il nostro soggiorno di due settimane in terra brigasca ci ha dimostrato, però, l’esatto opposto.

In occasione dell’inaugurazione del nuovo museo della cultura brigasca di Realdo, abbiamo fatto una serie di interviste agli abitanti degli otto paesi brigaschi di Carnino, Upega, Piaggia e Viozene (in provincia di Cuneo), Realdo e Verdeggia (in provincia di Imperia) e La Brigue e Morignole (nel dipartimento delle Alpi Marittime, in Francia). Nel corso di due settimane abbiamo collezionato decine di interviste, materiale che ci ha permesso di ricostruire il quadro di una tra le minoranze forse tra le meno conosciute (quantomeno fuori dalla Liguria e dal Piemonte), ma sicuramente tra le più interessanti.

I brigaschi, un popolo di confine

La terra brigasca (o Tera brigašca) è un’area etno-linguistica situata sulle stupende Alpi marittime, a cavallo tra Italia e Francia e suddivisa tra le provincie di Cuneo ed Imperia. Il dialetto che vi si parla è il brigasco, una lingua che alcuni accomunano all’occitano ed altri, invece, al ligure parlato in altre zone della Val Roia e delle Alpi Marittime.

Se la popolazione brigasca, alla fine del XIX secolo, includeva decine di migliaia di persone, al giorno d’oggi sono rimasti in pochi a vivere in queste terre, e in molti meno a parlare il dialetto, soprattutto in Italia. Nel corso degli ultimi anni, però, si è cercato con successo di recuperare, mantenere e tramandare le tradizioni di questa terra attraverso studi, pubblicazioni, ricorrenze e festività, per opere delle amministrazioni comunali e dell’associazione “A Vastera”. I giovani che al giorno d’oggi parlano il brigasco si possono quasi contare sulle dita di una mano, ma il loro numero è destinato a crescere. Il fatto stesso che alcuni giovani abbiano deciso, coscientemente, di mantenere in vita questo dialetto, è un segnale positivo.

Il legame dei brigaschi con la montagna

Punto nevralgico geografico della terra brigasca è il Monte Saccarello, il punto più elevato del territorio ligure, nonché, dal 1947, un punto di confine tra le provincie di Imperia e di Cuneo, in Italia, ed il dipartimento delle Alpi Marittime, in Francia. Intorno a questo monte si estendono le terre brigasche. Solo a piedi, però, è possibile rendersi davvero conto di come queste terre siano unite. Bastano poche ore per raggiungere a piedi i paesi; in macchina, invece, si è costretti ad aggirare le montagne, impiegando molto più tempo e rendendo le varie frazioni apparentemente distanti. Sembra quasi impossibile, viaggiando in macchina, credere che queste terre siano accomunate da tradizioni comuni. Eppure, questo sta a dimostrarci che non sempre le montagne dividono. In questo caso le montagne, il Saccarello in particolare, hanno contribuito a creare un’unità visibile, percepibile tra genti che abitavano gli stessi luoghi

Durante un viaggio in macchina tra Realdo e Piaggia un nostro accompagnatore brigasco ha fatto un’affermazione interessante: “i popoli di montagna creano i loro rapporti seguendo un asse orizzontale, non verticale”. È più facile che il paesaggio montano, soprattutto quello alpino, accomuni tra loro per tradizioni, usi e costumi, popoli che vivono a distanza ma alla stessa altitudine, piuttosto che popoli più vicini in linea d’aria, ma uno di montagna e l’altro di mare. E questo, anche al giorno d’oggi, si vede chiaramente. Lasciando Taggia Arma per raggiungere Realdo, si passa da un mondo di mare ad un mondo chiaramente montano, fatto di boschi, pascoli, case di pietra e gente dura. Il popolo brigasco è senza dubbio un popolo montano, profondamente alpino, molto più simile, ad esempio, a quelli delle Dolomiti.