Deqin – Ultimo avamposto cinese sull’antica via del tè

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Vista del massiccio del Kawa Karpo che si staglia sul paese di Fei Lai Si

Polvere

Il camion che precede l’autobus su cui viaggiamo solleva nuvole di polvere, che si deposita sul parabrezza ed entra dai finestrini aperti. Qualcuno si copre la bocca con un fazzoletto. Gli altri, in gran parte tibetani ormai avvezzi a viaggi di questo genere, se ne stanno seduti impassibili, guardando fuori dal finestrino. Siamo in viaggio da cinque ore e, complici  i sedili poco imbottiti, la strada dissestata e le sospensioni ormai consumate del bus, siamo esausti, ma manca poco alla nostra destinazione: Deqin.

La stretta strada tra le montagne nei pressi dell'ultimo passo prima di Deqin

Deqin: alle pendici dell’Himalaya

Posta a 3.550 metri sul livello del mare, all’estremo nord-ovest dello Yunnan ( la provincia della Cina che confina con Myanmar, Laos e Vietnam) Deqin è il capoluogo della prefettura di Diqing, che comprende le città di Weixi e Zhongdian. Quest’ultima, in uno slancio particolarmente audace dell’ufficio turistico cinese, è stata recentemente ribattezzata con il nome di Shangrila (il mitico luogo immaginario creato da James Hilton nel suo romanzo Orizzonte Perduto). 23.870 chilometri quadrati di territorio, di cui la gran parte composta da catene montuose innevate tutto l’anno. Queste montagne sono lo scenario di uno dei più grandi pellegrinaggi del buddhismo tibetano: la Kawa Karpo Kora.

L'impressionante ghiacciaio MingYong che scende dal Kawa Karpo

All’estremo nord, pochi chilometri ad ovest di Deqin, dalle acque del fiume Lancang (che oltre il confine sud dello Yunnan è conosciuto con il nome vietnamita di Mekong), si innalzano le pendici orientali dell’Himalaya: la catena delle Meili Xueshan – o Kawa Karpo, in tibetano. Il massiccio, una muraglia che segna il confine tra Yunnan e Regione Autonoma del Tibet (o TAR), traccia una linea di demarcazione netta e difficilmente valicabile, con le sue cime sopra i 6.500 metri e passi fino a quasi 5.000 metri.

Valli sospese, praterie e burroni

Deqin si può raggiungere con un viaggio di circa ventidue ore da Kunming, il capoluogo dello Yunnan, ma il viaggio diretto è lungo e la differenza di altitudine abbastanza elevata da poter causare mal di montagna. Conviene dividere il viaggio in due o tre tappe, fermandosi a Dali, Lijiang o Shangrila. Le ultime sei ore di viaggio, che separano quest’ultima da Deqin sono particolarmente impegnative: strade in perenne costruzione, passi a quote molto elevate, strapiombi con carcasse di mezzi carbonizzati, freddo pungente. In questo tratto, tuttavia, la strada in parte sterrata si inerpica attraverso una zona paesaggisticamente degna di nota, considerata patrimonio dell’umanità e caratterizzata da tre strette valli – e altrettanti fiumi, il Chang Jiang o fiume azzurro, il Lancang e il Nujiang, che scorrono paralleli lungo il confine con la Birmania. I mezzi arrancano attraverso foreste di pini e praterie in cui pascolano mandrie di yak e dzong (un incrocio tra lo yak e la comune vacca), infilandosi in stretti canaloni sovrastati da bastioni granitici, vette innevate e, anche se più rari, picchi calcarei che ricordano paesaggi dolomitici.

Uno yak al pascolo sopra Deqin, lo yak si riconosce per la corporatura massiccia e il ventre gonfio e peloso

Scavalcato l’ultimo passo la vista si apre su un’ampia valle scavata da torrenti glaciali. Una fila di chorten – reliquiari buddhisti; l’equivalente tibetano degli stupa indiani – ci confermano che siamo definitivamente entrati nell’area tibetana dello Yunnan. Questa prefettura, infatti, era in passato parte del Kham, un’area ad est del Tibet Centrale che condivideva con esso molte usanze e tradizioni. Benché il governo cinese abbia il pieno controllo di quest’area, la popolazione resta tuttora in maggioranza tibetana.

Un'abitazione in tipico stile tibetano

L’ultimo avamposto cinese sulla Via del Tè

Deqin è l’ultima città prima del confine tibetano. Da qui passavano le carovane a cavallo che, seguendo un percorso parallelo a quello della più settentrionale Via della Seta (in realtà non uno, bensì un insieme di diversi percorsi che collegavano l’attuale Cina al nostrano “occidente”, attraverso mezzo continente asiatico), trasportavano sale e, soprattutto, preziose foglie di tè dalla Cina al Tibet. Considerata la bevanda più bevuta al mondo, il tè – originario della zona di Pu’er, nel sud dello Yunnan – si diffuse attraverso queste rotte fino in Tibet. La più famosa bevanda tibetana, il po cha – un misto di tè, burro di yak e sale – non sarebbe infatti potuta esistere senza i mattoni di foglie essiccate e compresse di Camelia Sinensis – questo è il nome scientifico della pianta del tè –, che iniziarono a venire introdotte in Tibet  tra il X e l’XIII secolo d.C.

Campi coltivati nella valle che scende da Deqin

Oggi come allora, Deqin è un crocevia di scambi. Qui passa una delle poche strade che collegano la Cina a Lhasa, su cui transitano convogli di TIR carichi di merci provenienti principalmente dalla ricca area di Kunmin e Dali. Camion stipati di maiali, verdure, frutta, scatole di latta si susseguono con una cadenza quasi regolare. Sulla strada che corre lungo l’estremità alta di Deqin, affiancando il mercato e la serie sempre più lunga di negozi di servizio sorti dopo l’ampliamento e il rifacimento della strada – meccanici, spacci, ferramenta -, nuvole di polvere alte dieci metri sembrano inseguire i camion lungo il loro tragitto verso Lhasa. Queste scie restano visibili nell’aria tersa per diversi chilometri, per scomparire solo una volta raggiunto il villaggio di Fei Lai Si, dove la strada svolta dietro una collina e scende verso il Lancang, per poi risalire le montagne sul lato opposto del fiume.

Bandiere di preghiera, Lung Ta in tibetano

Deqin non offre le tipiche attrattive turistiche cinesi: musei, templi, negozi di souvenir. La sua attrattiva principale sono i paesaggi che la caratterizzano. Non è una destinazione facile da raggiungere, soprattutto per chi decidesse di visitarla partendo dalle grandi città dell’Est, tuttavia avendo un po’ di tempo a disposizione, vale sicuramente la pena di fare un salto qui e perdersi tra le montagne e i villaggi sparsi nei dintorni.